Figura

Scheletro e pelle: metamorfosi di un edificio incompiuto

Una riflessione sul recupero di edifici incompiuti, eredità di una speculazione diffusa, diventa il punto di partenza del progetto. L’intervento sceglie di non cancellare, ma di trasformare: liberare lo scheletro esistente, rimuovendo le tamponature per riportare alla luce la struttura in calcestruzzo armato e ridefinirne il senso.

Su questa matrice nuda si innesta un nuovo organismo architettonico: un involucro leggero, metallico e mutevole che si comporta come un corpo autonomo, capace di abitare e reinterpretare la struttura senza negarla. Il rapporto tra struttura e pelle si ribalta, generando una condizione ibrida in cui i due sistemi si compenetrano e si sostengono a vicenda.

La facciata diventa l’elemento centrale del progetto: un rivestimento in rete metallica che vibra con la luce, cambiando continuamente percezione e consistenza, a tratti tessuto, a tratti massa tecnologica. Oltre al valore espressivo, l’involucro diventa dispositivo ambientale attivo, una pelle ventilata che filtra la radiazione solare e crea una camera d’aria protettiva, migliorando sensibilmente il comportamento termico dell’edificio.

Un’architettura che non si limita a rivestire, ma trasforma la pelle in atmosfera e il costruito in organismo.

Un’eredità incompiuta che riprende vita, non cancellando ma trasformando

Related work